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“Nella buca i bravi strumentisti dell’Orchestra Arché con Dimitri Betti Maestro al cembalo.

Simone Tomei, Gliamicidellamusica, novembre 2015

 

“À la tête de l’Orchestra Arché, Federico Bardazzi, fort de sa grande expérience du répertoire baroque, introduit la première scène dans une souplesse rigoureuse, pour ainsi dire – pas d’Ouverture, on entre directement dans le vif du sujet dramatique, notant au passage la parfaite acoustique du Teatro Verdi, favorisée par un sol en ellipse et une grande hauteur de galeries. Si de légères différences de niveau se laissent percevoir entre les instrumentistes de la formation, le résultat s’unifie positivement et s’affine au fil de l’exécution. Ainsi l’air du catalogue bénéficie-t-il d’un soutien fluide qui souligne l’irrésistible verve expressive de Gazzaniga. Outre la solide contribution de Dimitri Betti au clavecin dans le récitatif secco, on goûte le trait d’hautbois de Tommaso Guidi dans l’air d’Ottavio devant la statue fatale, la couleur travaillée du basson de Marco Donatelli et, surtout, le lustre somptueux du violoncelliste Simone Centauro dans le solo tendre et lyrique dont s’orne l’air de rédemption d’Elvira (Sposa più a voi non sono).”

Bertrand Bolognesi, Anaclase, novembre 2015

 

“Questa esecuzione pisana, assolutamente integrale, ci ha permesso di notare le preziosità orchestrali di cui è intrisa la partitura. Federico Bardazzi, stavolta alla guida dell’eccellente Orchestra Arché anziché del suo Ensemble San Felice, ha confermato le impressioni più che positive destate un paio di settimane fa con la sua direzione del Trionfo dell’onore di Alessandro Scarlatti”

GBOPERA, novembre 2015

 

“A ciò si aggiunge, per l’esecuzione dell’opera di Gazzaniga, un impegno serio e tangibile di chi è salito sul podio alla guida di un gruppo di musicisti di qualità quale l’Orchestra Arché si è dimostrata anche in questa occasione”

Fabrizio Moschini, Operaclick, novembre 2015

 

“L’Orchestra Arché, sapientemente diretta dal M° Federico Bardazzi, sembra essere sempre parte di quella storia e non di accompagnamento ad essa: vive e fa vivere quei momenti quasi fosse uno dei personaggi, quasi che la musica fosse la “voce fuori campo” in grado di esprimere, in autonomia, una propria visione di ciò a cui assistiamo.”

Stefano Mecenate, Teatri dell’est, novembre 2015

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